Oltre il riciclo

L’economia circolare a tutela dell’ambiente e del portafoglio.

Non sono passati molti anni da quando il riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata sono stati considerati la soluzione a tutti i problemi ambientale. Poi le dissennate gestioni del business della raccolta dei rifiuti si sono rivelate una delle tante sfide alla corretta applicazione di una pratica che resta virtuosa, ed è il primo passo da porre in atto per ogni comunità locale, famiglia, cittadino. Ora, pur se l’economia circolare resta la migliore forma economico produttiva per trasmettere valori positivi e incidere sul benessere delle comunità e del territorio, stando ai dati sui rifiuti urbani pubblicati dalla Agenzia Ambientale Europea, il riciclaggio sembra non essere più sufficiente per raggiungere gli obiettivi del piano d’azione per l’economia circolare dell’Unione Europea.

Nell’ambito del trattamento dei rifiuti, specialmente per quelli urbani, per cambiare passo e tutelare la salute e gli ecosistemi, alle pratiche di economia circolare va affiancata anche una nuova strategia: in particolare, è necessario concentrarsi sulla riduzione della produzione di rifiuti urbani residui. Ad oggi sono 113 milioni le tonnellate di rifiuti urbani residui prodotti ogni anno; e anche se il tasso di riciclaggio è aumentato del 3 per cento, siamo ben lontani dagli obiettivi del 2030 e, dunque, la quantità di rifiuti urbani residui andrebbe ridotta di più di 56 milioni di tonnellate annue!

In risposta a questa grave situazione e per dare linfa a pratiche virtuose, l’Unione Europea ha approvato un nuovo progetto normativo, il “Pacchetto Economia Circolare”, ovvero un insieme di misure pensate per rendere produzione e consumi più leggeri per l’ambiente, così come per il portafoglio dei cittadini. Come? Grazie a beni sostenibili, più durevoli, affidabili e aggiornabili ma anche riparabili, più facili da riciclare ed efficienti dal punto di vista energetico e delle risorse.

Per fortuna, non sono pochi in Italia tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni coloro che hanno dato vita a iniziative creative e di prospettiva basate sull’economia circolare: start up e progetti già concreti che indicano la via da seguire per tutelare l’ambiente ed evitare una spesa eccessiva. Vediamone alcuni qui di seguito. Essity è un centro logistico di Lucca dell’azienda svedese nota per i brand Nuvenia e Tempo che affida alla protezione e promozione della plastica i propri prodotti (fazzoletti, carta igienica sorbenti e così via), nel tentativo di creare una plastica innovativa con un minore impatto ambientale, grazie a buone pratiche di economia circolare, lavorando per raggiungere il 100% di riciclabilità e l’85% di materiali rinnovabili o riciclati negli imballaggi entro il 2025.

Il progetto “Nuova Vita”, nato nelle Marche dalla collaborazione fra l’Università di Camerino e le aziende Adriatica Bitumi, Gaspari di Ascoli Piceno e Grandinetti di San Severino Marche, esso segue la linea di una filiera verde per il riciclo degli scarti da costruzione e demolizione di edifici. Un esempio di economia circolare, in cui gli scarti da demolizioni si trasformano in nuove mattonelle da utilizzare nei cantieri della ricostruzione post terremoto, con attenzione alle caratteristiche tecniche dei prodotti ma anche all’estetica. Grazie al progetto viene dato un nuovo ciclo di vita a materiali che altrimenti sarebbero destinati solo a riempimento o alla discarica. I rifiuti edilizi entrano così in un circuito virtuoso di economia circolare.

Cobat Compositi è un consorzio volontario che si occupa della raccolta, del trattamento e del recupero degli scarti di lavorazione in materiali compositi. La gestione del fine vita dei materiali compositi e la chiusura del ciclo di vita è fondamentale in ottica circolare, e l’obiettivo del consorzio, parte del gruppo Innovatec, è elaborare soluzioni d’avanguardia. Oggi Cobat è una piattaforma di economia circolare che lavora con tutte le principali imprese tecnologiche italiane, promuove l’innovazione e la ricerca nell’ambito dei rifiuti. Da oltre trent’anni lavora su pile e accumulatori esausti per poi estendersi al trattamento di rifiuti e apparecchiature elettriche ed elettroniche, pneumatici fuori uso e rifiuti pericolosi.

When in Rome è l’innovazione nell’ambito del packaging delle bottiglie di vetro. Sostituendo il vino in bottiglie di vetro con bottiglie di carta con tappo a vite rende più sostenibile la produzione e il consumo, infatti la produzione ha una bassa impronta ecologica, costa meno e tutela la qualità del prodotto, confutando gli stereotipi che sostengono la conservazione in vetro migliore di quella nella carta. La bottiglia di carta è prodotta da Frugalpac, una società di imballaggi sostenibili, ed è prodotta al 94% con carta riciclata, ha un’impronta di carbonio fino a sei volte minore delle classiche bottiglie in vetro. Oltre a inquinare di meno, anche i costi sono molto inferiori: al momento il prezzo di una bottiglia è equiparabile a quello di un bicchiere.

Insomma, le idee non mancano, le pratiche virtuose nemmeno. La consapevolezza legata ai frutti dell’economia circolare ancora fatica ad attecchire a livello territoriale nonostante esempi di rilievo, ma le istituzioni l’hanno ormai assunta a base fondamentale per ogni futura iniziativa per salvaguardare l’ambiente e i risparmi di imprese e cittadini. La strada è una ed è stata tracciata, basta seguirla con buona volontà.

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Immagine: wheninromewine.com