“No Wasteland”, ovvero l’economia circolare in agricoltura

Se dovessimo definire con una sola parola il significato di economia circolare in agricoltura questa sarebbe: “rinascita”, o meglio ancora “rigenerazione”, così come l’ha definita la filantropa americana Ellen MacArthur, promotrice a livello mondiale del pensiero dell’economia circolare con la sua Fondazione di Chicago.

Certo, potrebbe sembrare un azzardo, ma il tema è da sempre il punto cardine delle filosofie e delle culture in Occidente, così come in Oriente, dalla resurrezione alla reincarnazione. La domanda che si sono posti, e si pongono, gli umani è sempre la stessa: cosa accade dopo la morte fisica? 

La filosofia che sta alla base della circolarità in agricoltura ha lo stesso, identico fine: dare una seconda vita, rinascere. In tale campo ci si riferisce – sarebbe proprio il caso di dire molto più “terra terra” – ai diversi tipi di scarti alimentari ed energetici, i quali da spreco diventano risorsa e limitano gli effetti nefasti della produzione di rifiuti sull’ambiente. In agricoltura, l’economia circolare porta anche altri benefici, ovvero meno terreni sottratti alle coltivazioni e abbassamento dei costi di produzione per le aziende.

Tener presente il valore morale della propria “mission” è oggi una priorità per tutti coloro i quali si apprestano alla creazione di un business aziendale in agricoltura. Il cambiamento climatico e la forbice nello sviluppo tra aree tecnologicamente all’avanguardia e altre in balìa dei mutamenti in atto stanno lì a ricordarcelo ogni giorno che passa.

C’è già chi, in Italia e nel mondo, ha cominciato a occuparsi di economia circolare in agricoltura intraprendendo la via dello sviluppo sostenibile. Centinaia di nuove realtà aziendali e start up stanno mostrando come il percorso per la rivoluzione, in tutti i sensi della parola, sia molto meno impervio di quanto si possa immaginare. Grazie al supporto della ricerca scientifica e tecnologica, nonché di incentivi finanziari messi in campo dai governi, diverse aziende stanno puntando sulla riduzione dell’uso delle risorse primarie e sul riciclo dei materiali per trasformare scarti di produzione in nuovi prodotti, ottenendo benefici economici e mitigando l’impatto sull’ecosistema, prolungando il ciclo di vita dei prodotti e del territorio.

Uno degli esempi tra più virtuosi si trova a pochi chilometri da Roma. Sfruttando le qualità dell’acquaponica, l’azienda agricola The Circle si occupa della produzione di cibo e lo fa in modo innovativo e sostenibile sin dal 2017. L’idea ha avuto sin da subito successo e ha riscontrato l’interesse di sempre più ristoratori, tant’è che l’azienda è ormai sinonimo di agricoltura circolare applicata al food, mentre i fondatori della start up hanno fatto capolino sui principali mezzi d’informazione italiana e non solo, dato che anche la prestigiosa rivista Forbes gli ha dedicato ampio spazio, mettendo in evidenza come l’azienda stia pian piano trasformando le cene dei romani…

Alla base del successo aziendale c’è proprio l’aver compreso le grandi possibilità offerte dai materiali di scarto. La produzione di ortaggi, dunque, è stata associata all’allevamento di pesci. I prodotti di scarto dannosi per piante e animali vengono purificati da pompe elettriche a basso consumo che succhiano lo scarto e lo trasportano in filtri organici. In questi ultimi ci vivono delle colonie batteriche che separano l’ammoniaca, di cui sono costituiti gli scarti, dalle sostanze azotate: una vera manna per le piante! L’acqua poi, una volta ripulita, viene inviata nel sistema di coltivazione e nuovamente nelle vasche dei pesci. Circolarmente, alle vasche ritorna circa il novanta per cento dell’acqua iniziale, mentre il resto viene assorbita dalle piante stesse. Insomma, si tratta di un sistema sostenibile, non invasivo, rispettoso dell’ambiente e in continua evoluzione, il cui dispendio idrico non è neanche lontanamente equiparabile a quello dell’agricoltura tradizionale. Infatti, The Circle risparmia ben 135 litri di acqua per ogni kg di prodotto. Non solo, tale sistema di economia circolare basata sulle biotecnologie permette di evitare l’immissione di 33 mila kg di anidride carbonica nell’atmosfera ogni anno e produce lo zero per cento di emissioni inquinanti.
Tutto questo a fronte di una produzione per ettaro addirittura doppia rispetto alle coltivazioni tradizionali. Insomma, la prova provata degli effetti benevoli dell’economia circolare sul portafoglio e sull’ecosistema.

Fonte: thecircle.global