Lo schema industriale “Zero Waste”

Energia dai rifiuti indifferenziati per una mobilità sostenibile. Generare meno CO2 è necessario e anche possibile. Oggi gli schemi convenzionali di riciclo dei rifiuti vanno rivisti e implementati sfruttando tecnologie sempre più all’avanguardia per rispondere alle esigenze date dall’emergenza climatica.

È proprio questo l’obiettivo del progetto “Zero Waste” di Assorisorse e gruppo di lavoro “Nextchem /MyRechemical” che, grazie all’applicazione del “Waste to Chemical”, integra le varie tecnologie esistenti sul mercato del trattamento dei rifiuti. Lo schema industriale verde di “Zero Waste” (consultabile su rienergia.staffettaonline.com), si focalizza sulla raccolta dei rifiuti municipali indifferenziati e ha lo scopo di produrre energia per la mobilità sostenibile come l’idrogeno, l’etanolo e il biometano trasformando oltre il 98 per cento della materia prima, con una percentuale di anidride carbonica nettamente inferiore rispetto ai sistemi tuttora in uso. La CO2 che ne deriva risulta pura al 96 per cento e può essere condensata, recuperata oppure inviata a stoccaggio. Tutto ciò, in piena linea con i principi dell’economia circolare.

La materia prima – ovvero i rifiuti risultanti dall’indifferenziata – è quella su cui di solito si applica un bassissimo tasso di recupero e che in buona parte finisce dritta nella discarica. Con questo schema, invece, il rifiuto indifferenziato viene inviato all’area di trattamento meccanico biologico, composta principalmente da sezioni di separazione fisica dei diversi materiali, grazie a separatori di tipo magnetico, ottico e gravimetrico. Ciò consente di massimizzare il recupero di plastica, vetro e metalli, nonché la separazione del materiale organico. Durante la fase successiva, il vetro separato si aggiunge a quello proveniente da raccolta e viene separato in modo da eliminare le impurità per poi giungere al riciclo.

Lo stesso accade per plastiche e metalli: il metallo separato viene mandato come semilavorato a sistemi di riciclo esistenti; mentre la plastica, dopo ulteriore separazione per recuperare polietilene (PE), polipropilene (PP) e polistirene (PS), viene inviata a un sistema di riciclo che la converte in un prodotto già finito con buone prestazioni meccaniche. Dal canto suo la frazione biologica è trattata attraverso processi di digestione anaerobica per la produzione di biometano, oppure può subire un trattamento termico che permette la produzione di biometano e carburante.

Tutto ciò che, invece, non è recuperabile viene convertito grazie all’ossidazione parzionale, che permette la produzione di una miscela gassosa (idrogeno e carbonio), trasformabile a sua volta in nuovi prodotti chimici come metanolo, idrogeno o etanolo. Tali prodotti hanno un duplice vantaggio: possono essere impiegati come carburante per la decarbonizzazione dei trasporti o come materia prima per la sintesi di nuovi prodotti, in perfetta ottica di economia circolare. L’aggiunta di idrogeno elettrolitico allo schema permetterebbe, infine, di convertire la totalità del carbonio contenuto nel rifiuto trasformandolo in prodotto valorizzabile, accelerando il raggiungimento della neutralità carbonica per lo smaltimento di tutti i rifiuti.

Secondo i promotori dello schema tecnologico “Zero Waste”, con la sua applicazione tutte le discariche esistenti sul territorio diventerebbero potenziali giacimenti di carbonio e idrogeno, facendo sì che i rifiuti diventino risorse energetiche. Dunque, applicare lo schema industriale “Zero Waste” vorrebbe dire gestire tutti i rifiuti con una conversione di circa il 98 per cento della materia prima entrante, di cui il 40 per cento viene trasformato in prodotti valorizzabili sul mercato. Lo schema ipotizzato dal gruppo di lavoro “Nextchem /MyRechemical” rispetta i requisiti richiesti dalla Direttiva Europea che a partire dal 2035 impone un limite al quantitativo di rifiuti da conferire in discarica a un massimo del 10 per cento.