Economia circolare vs. plastica

Allarmano gli ultimi dati espressi dalle Nazioni Unite, si avvicina l’Overshoot Day 2023.

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), per combattere l’inquinamento da plastica è necessario rendere sistemica l’economia circolare. Contemporaneamente, i dati trasmessi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) dicono che durante il 2022 sono state prodotte 430 milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo; di questi, oltre due terzi sono di breve durata e presto diverranno rifiuti, mentre una quantità sempre più in aumento lo diventeranno già dopo un singolo utilizzo. Addirittura, dati inconfutabili lasciano intendere che la produzione di plastica triplicherà entro l’anno 2060.

La soluzione suggerita dall’UNEP nel suo dossier “Chiudere il rubinetto: come il mondo può porre fine all’inquinamento da plastica e creare un’economia circolare”, è un totale cambiamento di sistema che abbracci una reale economia circolare e riduca l’uso non necessario della plastica. Nonostante i lunghi anni alle spalle, il riciclo della plastica è ancora a livelli molto bassi, mentre le alternative alla plastica, scrive l’UNEP, «faticano a competere sui mercati» a causa di «costo del prodotto, domanda dei consumatori e mancanza di una regolamentazione». Dunque, il cambiamento di sistema col passaggio all’economia circolare dovrebbe essere attuato ora e con investimenti importanti.

Il report UNEP è stato rilasciato a pochi giorni dalla seconda sessione del Comitato intergovernativo di negoziazione sull’inquinamento da plastica tenutosi a Parigi dal 26 maggio al 2 giugno scorsi. L’incontro internazionale è stato propedeutico per definire entro il 2024 un “trattato globale sulla plastica”, che sia legalmente vincolante e che provi ad arginare il problema dell’inquinamento. In tale sede, dunque, l’opzione suggerita dall’UNEP ha ricevuto piena conferma. Sottolineando come la sola economia del riciclo non basti contro l’inquinamento da plastica, anzi come tenere solo questa linea abbia portato a sottovalutare il pericolo, alcuni Paesi virtuosi hanno evidenziato la necessità di rivolgersi all’economia circolare, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche.

A Parigi, alcune nazioni come Norvegia, Svizzera, Nuova Zelanda ed Ecuador hanno chiesto di porre immediatamente un limite alla produzione mondiale di plastica. Urgenza posta in pieno risalto dall’imminente arrivo del “Plastic Overshoot Day 2023”, ovvero la data in cui verranno prodotti più rifiuti plastici di quelli che il mondo possa gestire, che sarà il 28 luglio. Entro la fine di tale mese, infatti, il 60 per cento della popolazione mondiale vivrà in luoghi dove la produzione di rifiuti di plastica supererà la capacità di gestione. Al contempo, secondo il “Global Footprint Network”, sta per giungere a compimento anche “l’Earth Overshoot Day 2023”. Il prossimo 2 agosto, infatti, il nostro pianeta finirà le proprie riserve di risorse naturali e inizierà a estrarre in debito. Purtroppo, l’Overshoot Day italiano è arrivato il 15 maggio scorso e ci ha detto che l’Italia consuma risorse tali per cui ci vorrebbero “2,7 pianeti Terra” per stare in equilibrio, se tutto il globo avesse lo stesso livello di sfruttamento delle risorse naturali come il nostro Paese.

Fonte: plasticovershoot.earth