Comuni Rinnovabili 2023

Il report annuale di Legambiente sulla transizione energetica in Italia. 

Sono 3mila e 535 i comuni italiani che nell’anno in corso hanno ottenuto risultati più che soddisfacenti in merito alla produzione elettrica rinnovabile locale, in rapporto ai consumi delle famiglie residenti. I dati provengono dal censimento “Comuni Rinnovabili 2023“, che Legambiente pubblica ogni anno per tenere sotto controllo la transizione energetica italiana. Si tratta di un lavoro certosino e fondamentale che prende in considerazione le novità introdotte sul territorio e le buone pratiche, ma che denuncia anche le ataviche lentezze del comparto dell’energia rinnovabile, i cui iter burocratici troppo spesso ne moncano lo sviluppo.

Infatti, la realizzazione della transizione energetica è ancora un percorso pieno di ostacoli. Come riporta il dossier, i 3,4 GW di nuovo installato per il 2022 «rappresentano sicuramente un passo avanti rispetto agli anni passati», ma sono parecchio lontani dalla media annuale che occorrerebbe per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Secondo il parere del presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, è necessario più che mai “snellire e velocizzare gli iter autorizzativi, a partire dai nuovi progetti di eolico a terra e a mare, accelerare sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sull’agrivoltaico, su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche e degli impianti di digestione anaerobica; senza dimenticare una seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio e la messa in sicurezza”. I dati fotografano un’Italia con un tasso di crescita medio nettamente al di sotto della media europea: solo 22esima, «seguita da Bulgaria, Lituania, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia».

A livello regionale si nota come in ogni regione c’è stato un minimo aumento nelle installazioni. Traino nazionale è, come sempre, la Lombardia, che si posizione prima per maggior potenza installata (405 MW di solare fotovoltaico), seguita dalla Puglia (338 MW, soprattutto eolico), e dalla Sicilia (321 MW, in prevalenza fotovoltaico). In termini assoluti, anche nel fotovoltaico è sempre la Lombardia a registrare la maggiore installazione di megawatt sul territorio, seguita da Veneto ed Emilia Romagna.

Sintomo del ritardo del Paese è il fatto che il numero di comuni in cui la produzione termica verde locale e la generazione elettrica supera il fabbisogno delle famiglie è rimasto fermo allo scorso anno. Inoltre, la crescita rispetto al 2021, pur essendoci stata, resta molto contenuta: 7mila e 317 cittadine in tutta Italia, ovvero poco più del 14 per cento (nel 2021 erano 6mila e 397).

Se geotermia, bioenergie e idroelettrico non hanno visto miglioramenti di rilievo, le realtà del fotovoltaico, invece, godono di buona salute e continuano a crescere: sono 7mila e 300 i comuni nei quali sono stati installati i 205mila nuovi impianti fotovoltaici (più 14,6 per cento). 84 sono, infine, i comuni che si sono affidati al settore dell’energia eolica. Dando uno sguardo più approfondito, rispetto al nuovo installato, tra i comuni che presentano la maggiore potenza installata risulta Mazara del Vallo, in Sicilia, il primo comune italiano con 994mila e 88 kW. E nei primi dieci posti della classifica compaiono solamente realtà cittadine del centro-sud e delle isole, da Viterbo in giù fino a Lacedonia, Trapani e Taranto, Uta, Craco, Orta Nova, Paternò e Castelmauro. Dal punto di vista di kw/abitanti, cioè in rapporto alla popolazione residente, il quadro è molto più diversificato: Fano Adriano (Teramo) presenta il più alto rapporto della potenza installata e popolazione residente con 2mila e 352 kW/ab, seguito da Monteferrante (Chieti) con 869 kW/ab e Soverzene (Belluno) con 602 kW/ab.

Insomma, nonostante la buona volontà e alcuni exploit locali, resta ancora molta la strada da percorrere per tornare ai livelli ottimali prodotti nell’ormai lontano 2011 e puntare agli obiettivi climatici 2030 in tema di sviluppo delle fonti rinnovabili, così come sono stati decisi dalla comunità internazionale.

 

Fonte: legambiente.it