Carlo Ratti e la città del futuro

Come sarà “la città di domani”? Sicuramente c’è qualcuno che si pone questa domanda, ma non tutti posseggono conoscenze, competenze e strumenti per darsi una risposta. Una cosa è certa: essa dovrà guardare alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare, ma senza dimenticare l’inclusività sociale e le esigenze quotidiane dell’uomo.

Da qualche anno, se si vuol saperne di più su questo argomento, su come sarà o andrebbe modellata la città ideale dell’immediato futuro – considerato che di tempo a disposizione per salvare il pianeta non ne rimane moltissimo – ci si può rivolgere all’architetto e ingegnere torinese Carlo Ratti che, grazie alle sue idee innovative e ai suoi studi, sta portando avanti progetti e visioni di città future. Idee che, tra non molto, toccheranno da vicino ognuno di noi.

Ratti insegna al prestigioso Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, comunemente chiamato il MIT, una delle più importanti e influenti università mondiali. La famosa rivista di scienze, web e tecnologia “Wired” lo ha inserito nella lista delle 50 persone che cambieranno il mondo ed è considerato tra i principali innovatori che influenzeranno il nostro futuro. Al MIT, Ratti dirige il “Senseable City Lab”, un laboratorio che sta velocemente cambiando l’assunto di smart city con quello di sense-able city, che non tiene conto solo dell’innovazione tecnologica, ma include anche la componente umana. Anzi, sono proprio le persone e le loro scelte che, secondo un approccio partecipativo, vengono poste al centro dello sviluppo delle aree di aggregazione sociale.

Le città nel futuro, secondo l’architetto, saranno sì diverse, ma non nel loro aspetto fisico. La differenza sarà data dal nostro modo di viverle come spazi di convergenza tra mondo fisico e digitale. I cosiddetti “big data”, internet e le più avanzate tecnologie moderne possono, dunque, aiutarci a immaginarle e svilupparle secondo criteri nuovi. I dati raccolti su varie realtà urbane di oggi consentono di comprendere come le nostra società si muove, permettono di interpretare le scelte dei cittadini e di porre in atto interventi mirati: dalla gestione dei rifiuti agli spostamenti di merci, dallo shopping online e dai mezzi di trasporto fino alle divisioni sociali. Insomma, monitorando i comportamenti quotidiani di oggi si riuscirà a creare i quartieri di domani per una migliore vivibilità e rispetto dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno.

Uno dei punti maggiormente interessanti delle ricerche di settore è che, a differenza di quanto accaduto con l’industrializzazione e l’urbanizzazione otto-novecentesca, non è più la città che si allarga verso la campagna inglobandola e cancellandola, ma è quest’ultima che si sta cercando di portare verso i centri urbani. Alla base c’è sempre l’idea di economia circolare, che ha l’obiettivo di dar vita a un ciclo virtuoso di crescita: esempi se ne trovano a iosa, come orti e giardini urbani, orti verticali, coltivazione idroponica, interventi di micro-urbanistica, spazi di urban farming, mercati a chilometro zero e così via. Insomma, si sta cercando di portare il verde dove non c’è più.

Tra i tanti, “VITAE” è un progetto sviluppato da CRA, Carlo Ratti Associati, con il quale il complesso industriale di oltre 5000 metri quadrati di spazio pubblico in Via Serio a Milano è stato restituito alla comunità con una vigna che si avvita e collega tutti gli ambienti di un edificio. Altro progetto di Carlo Ratti Associati, in collaborazione con Italo Rota Building Office, è il “Greenary” (il granaio verde), che porta avanti una ricerca sui nuovi modi di fondere architettura, elementi naturali e soluzioni tecnologiche avanzate. Si tratta di una residenza, che si trova nella campagna fuori Parma, reinventata attorno a un albero alto dieci metri, il quale è posto al centro della casa. Gli alloggi circondano i rami dell’albero, le fronde, fino alla sua sommità. Per creare l’ambiente ideale per la crescita dell’albero è stata completamente ridisegnata la vecchia casa colonica per massimizzare la luce naturale, installando una parete di vetro alta dieci metri e rivolta a sud. Il design sfrutta la tecnologia e il microclima dell’area circostante per controllare la temperatura e l’umidità, in modo che l’albero e gli occupanti della casa possano vivere insieme comodamente. Le finestre e il tetto possono essere aperti e chiusi automaticamente per regolare la quantità di luce solare e aria fresca che entra in casa.

Un ultimo esempio che ci porta a comprendere la nuova idea di città del futuro, che pone al centro sostenibilità e comportamenti umani, può essere il Padiglione Italiano dell’Expo Dubai 2020 (che causa covid aprirà i battenti proprio ora, ottobre 2021). Una struttura di 3500 metri quadrati basata sull’idea di economia circolare. Esso presenta una facciata in corda composta da 2 milioni di bottiglie di plastica riciclata e installazioni di alghe per la purificazione dell’aria. Uno degli elementi chiave dell’opera architettonica, infatti, è la totale assenza di muri, ciò che divide interni ed esterni sono infatti tende composte da LED e funi nautiche. Inoltre, come accennato, gran parte della struttura è realizzata con materiali di recupero come bucce d’arancia, fondo di caffè, micelio e plastica raccolta dagli oceani.
L’obiettivo è far comprendere come sia possibile realizzare innovative strutture che siano mobili, flessibili e riutilizzabili: il Padiglione Italia, infatti, può essere smontato e rimontato in altre parti del mondo senza diventare un rifiuto.

Sullo stesso modello, l’architetto ha progettato il “Playscraper”, un grattacielo ancora in fase di progettazione che ospiterà ben 8 campi da tennis sovrapposti verticalmente fino a raggiungere un’altezza di 90 metri.

Insomma: big data, sostenibilità ambientale, economia circolare e nostre abitudini quotidiane sono tutti fattori che porteranno alla nascita della città del domani, una città sì intelligente, ma anche sensibile.

Fonti: senseable.mit.edu  – carloratti.com