Black to the future, come dare valore alla terra

Una miscela avanzata di carbone biologico (Biochar) e compost (CBmix) è lo strumento con il quale si vuol realizzare un importante progetto di economia circolare che ha l’obiettivo di ridurre l’esaurimento del suolo, aumentare la cattura del carbonio e migliorare la resa delle piante per combattere la desertificazione. Il Biochar è un materiale carbonioso derivato dalla degradazione termica delle potature agricole, mentre il CBmix permette al suolo di accumulare acqua e nutrienti, stimolando la crescita di microflora positiva, rendendo il terreno più resistente alla siccità e alla desertificazione, e portando la pianta a un maggiore equilibrio.

A questo progetto di valorizzazione della terra è stato dato il nome di “Black to the Future”, ed è stato promosso dal Gruppo Caviro, cooperativa vitivinicola di Faenza. Da poco si è concluso con successo il primo anno del progetto avviato nel 2021, che è stato già rinnovato per il 2022. “Black to the Future” è cofinanziato dall’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT) e dall’Unione Europea nell’ambito del Regional Innovation Scheme (RIS). Insieme al Gruppo Caviro sono coinvolti anche centri di ricerca, università e startup di quattro Paesi Europei (Università di Bologna, Centro di Ricerca Produzioni Vegetali, Consejo Superior de Investigaciones Scientificas, Cyprus University of Technology e Urban Crop Solutions).
Alla base del progetto c’è l’idea che si può limitare la desertificazione grazie al miglioramento della resa dei suoli con la riduzione dei gas serra, puntando sulla qualità dei raccolti all’interno di una rete di economia circolare in cui gli agricoltori sono produttori di materie prime e, allo stesso tempo, utenti finali del prodotto. Un modo è quello di innovare le attuali pratiche di fertilizzazione eccessiva grazie ai fertilizzanti organici avanzati, che consentono lo stoccaggio del carbonio e la resistenza alla siccità soddisfacendo la redditività e le nuove esigenze climatiche. Per questo Caviro punta sull’offerta di economia circolare, piuttosto che alla sola ricompensa dei prodotti.

Qui entra in gioco la formazione e l’educazione della futura generazione di agricoltori – studenti delle scuole superiori e figlie e figli di agricoltori – alla gestione sostenibile del suolo e all’uso intelligente dei residui agricoli. Un primo passo in questa direzione è stato fatto grazie ai cosiddetti “Farm-Lab”, ovvero laboratori educativi per le nuove generazioni in cui imparare ad affrontare le sfide che riserva il futuro con un approccio all’agricoltura conservatrice. I “Farm-Lab” sono eventi di divulgazione tecnica e scientifica pensati per dare agli studenti l’opportunità di apprendere nozioni tecnico-scientifiche di alto livello attraverso incontri e workshop tenuti dagli attori partner del progetto.

Non solo teoria però, infatti, i “Farm-Lab” consentono agli studenti di vedere in prima persona il processo di applicazione della terra e le relative tecniche, i risultati della crescita delle piante e di imparare come ottenere un efficace sequestro e stoccaggio del carbonio per mitigare il cambiamento climatico.
Tuttavia, il progetto non si è limitato né alla sola sperimentazione scientifica in campo, né ai “Farm-Lab”. I ricercatori, infatti, stanno costruendo un modello di business che vede negli agricoltori non solo i fruitori del prodotto organico bensì anche i fornitori di biomassa di scarto per la produzione di Biochar. L’intento è diffondere un modello di economia circolare che possa coinvolgere tutti gli attori della filiera nel riutilizzo degli scarti agricoli e in una gestione sostenibile del suolo.

Scopri di più qui: blacktothefuture.eu