La natura addosso

Non sono passati molti giorni dal ciclo di incontri #EUCircularTalks, seminario organizzato dalla Circular Economy Community, dall’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT) e dalla European Circular Economy Stakeholder Platform (ECESP). Le proficue discussioni hanno portato in luce come la progettazione dei prodotti ha ben l’80% di impatto sul loro ciclo di vita.

Per tale motivo occorre seguire il più possibile le direttive europee sull’ecodesign, ovvero ideare oggetti d’uso o servizi con un approccio responsabile, che tenga conto anche del benessere dell’ambiente e della società. I materiali impiegati, dunque, dovrebbero essere sempre riutilizzabili, biodegradabili, riciclabili, non tossici e assicurare la massima durata nel tempo del prodotto. Insomma, è necessario ripensare e ridisegnare prodotti e modelli economici per ridurre al minimo l’impatto ambientale e sociale dell’intero ciclo di vita di un prodotto e delle sue componenti: ad oggi, una delle principali sfide dell’economia circolare.

In questi ultimi anni, comunque, si susseguono esempi virtuosi di produzione sostenibile che mettono in campo gli strumenti dell’ecodesign, i quali hanno portato tanti benefici per l’ambiente e il risparmio energetico ed economico per chi li applica. È importante, però, che un approccio attento all’ecodesign venga esteso a una gamma di prodotti più ampia possibile.

Tra gli oggetti d’uso ai quali si può assicurare una seconda vita vi sono certamente i prodotti di abbigliamento: giacche, pantaloni, jeans, t-shirt, maglioni, scarpe e così via. Il settore del fashion, dominato dalle pratiche a basso costo delle grandi multinazionali e che produce in modo sfrenato ripetitive collezioni a prezzi stracciati, mostra però anche innumerevoli, piccole realtà aziendali che guardano in tutto e per tutto all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale.

In Italia, da qualche anno soffia il vento di Fortunale, una linea di abbigliamento nata nel 2018 grazie alla conversione ecologica della maglieria Majra Moda di Cassano delle Murge. La circolarità e l’attenzione ai bisogni dell’ambiente sono la base etica da cui è nata la start up di Ivan Aloisio giunta sul podio della Competition Heroes Meet 2019. Il progetto punta a sensibilizzare il consumatore a una moda consapevole. La linea dell’azienda pugliese realizza capi naturali, disegnati e prodotti da artigiani specializzati, colorati con tinture vegetali che usano ingredienti come foglie, fiori, bacche e radici e senza alcuna sostanza chimica. La lana è biologica e proviene solo da allevamenti in cui gli animali sono liberamente al pascolo e non subiscono trattamenti antiparassitari nocivi per la salute loro e nostra, tant’è che Fortunale ha già ricevuto la prestigiosa certificazione mondiale “Woolmark Approved Natural Coloration Technology”. Ovviamente, l’attenzione è rivolta anche all’imballaggio: le scatole sono fatte di materiale riciclato e a loro volta possono poi essere oggetti riutilizzabili. Non solo produzione, però, la circolarità è data dalla possibilità di riutilizzo dei capi in pura lana la cui caratteristica principale è consentire la rigenerazione delle fibre e, dunque, la produzione di nuova materia prima. Infatti, la pressoché totale assenza di fibre sintetiche permette fino all’80% di riciclo del prodotto finito una volta che il consumatore restituirà il maglione giunto a fine vita.

Il progetto, inoltre, guarda benevolo al territorio da cui prende vita e forma contribuendo alla sua difesa e alla rigenerazione. Fortunale, in collaborazione con Legambiente Puglia, pianta un albero per ogni capo acquistato e il numero identificativo della pianta viene ricamato sul capo in consegna, così il cliente adotta un albero e il maglione diventa un pezzo unico ed esclusivo. Già sono stati messi a dimora 600 melograni della cosiddetta “Foresta Fortunale” a Valenzano, in provincia di Bari, su un terreno confiscato alla mafia. Tra le altre cose, la maglieria ecologica partecipa al “Plauto-Progetto Lane AUTOctone” dell’Università di Bari con il fine di rivalutare la qualità delle lane delle pecore di Puglia e Basilicata: il progetto, in pratica, trasforma la lana da rifiuto a risorsa da sensibilizzare e valorizzare come risorsa culturale, economica e sociale.

 

Fonte: www.fortunale.it
Foto e video © fortunale.it